Quattro generazioni di vignaioli a Prato in Valle di Cembra

Segonzano · Valle di Cembra · Trentino

Nel 1539 un registro della famiglia a Prato annotava il vino dato, il vino venduto e le botti custodite nella “caneva”. Dal 1885 quattro generazioni hanno trasformato questa memoria in una storia enologica moderna.

Dai riconoscimenti imperiali e dal Castello di Segonzano alla viticoltura scientifica di Giovanni Battista Napoleone, dall’etichetta ispirata ad Albrecht Dürer fino ai vini artigianali di Paolo: una storia familiare documentata dalle carte oggi conservate presso l’Archivio provinciale di Trento.

1499Massimiliano I conferma lo stemma
1539Registro di cantina e granaio
1885Avvio della cantina moderna

Le Fonti Originali

Radici antiche dal 1539
per arrivare al Pinot Nero del 1885

L’11 giugno 1499 l’imperatore Massimiliano I confermò l’arma della famiglia a Prato a Giovanni Battista e Antonio, figli di Giroldo, e al cugino Giacomo del ramo di Pergine. Il diploma autorizzò l’ampliamento del blasone con una colomba recante nel becco un ramoscello d’olivo.

Nel 1535 Giovanni Battista fu Giroldo a Prato acquistò il Castello e il feudo di Segonzano. Nello stesso anno Ferdinando I gli conferì il rango di Cavaliere dell’Impero, autorizzandolo a intitolarsi Signore di Segonzano e ad aggiungere allo stemma la sega d’argento del Castello.

Quattro anni dopo, il 18 dicembre 1539, iniziava il registro della cantina e del granaio. Le carte annotano il vino consegnato e venduto — «vin dato» e «vin venduto» — insieme alla consistenza delle botti conservate nella “caneva” e alle movimentazioni delle biade del granaio.

Non è una leggenda familiare: il documento originale fa parte dell’Archivio della famiglia baroni a Prato di Segonzano, oggi conservato presso l’Archivio provinciale di Trento. Il 1885 segna invece l’avvio della moderna storia enologica con Giovanni Battista Napoleone a Prato.

Stemma araldico dei baroni a Prato di Segonzano con colomba imperiale e sega del feudo
Il blasone della famiglia a Prato
Nel 1499 Massimiliano I autorizzò l’aggiunta della colomba con il ramoscello d’olivo. Nel 1535 Ferdinando I concesse a Giovanni Battista di inquartare nello stemma la sega d’argento del Castello di Segonzano.

La Storia Enologica Moderna

Quattro generazioni
di vignaioli a Prato

Dal 1885 a oggi, quattro generazioni hanno legato il nome a Prato al Pinot Nero, ai vigneti del Castello di Segonzano e alla viticoltura eroica della Valle di Cembra.

Barone Giovanni Battista Napoleone a Prato, pioniere del Pinot Nero nel 1885
Barone Giovanni Battista Napoleone a Prato (1854–1899)

1854–1899 · 1ª GENERAZIONE MODERNA

Giovanni Battista Napoleone a Prato

Il Pioniere del Pinot Nero e della Viticoltura Scientifica

Formatosi in chimica e scienze agrarie al Politecnico di Vienna e all’Accademia agraria di Ungarisch-Altenburg, Giovanni Battista Napoleone completò nel 1880 la propria preparazione nei vigneti francesi e del Reno. Partecipò al Congresso vinicolo internazionale di Lione e, come delegato del Ministero dell’Agricoltura di Vienna, al congresso antifilosserico di Saragozza, sostenendo con anticipo l’impiego di viti innestate su piede americano.

Nel 1885 firma un primato per la regione: imbottiglia il primo Pinot Nero documentato del Trentino sui terreni porfirici di Segonzano. Introdusse inoltre le varietà di Cabernet e Carmenère, ponendo le basi della produzione aziendale.

1885: Nascita del primo Pinot Nero del Trentino e brevetto enologico nel 1893.

Barone Silvio a Prato, ideatore dell etichetta storica con il disegno di Dürer
Barone Silvio a Prato (1892–1975)

1892–1975 · 2ª GENERAZIONE MODERNA

Silvio a Prato

L’Arte di Dürer in Etichetta e il Legame con il Territorio

Chimico, enologo e grande appassionato d’arte, Silvio guidò la cantina attraverso i complessi anni del Novecento. Nel 1936, durante i suoi studi storici, identificò nel celebre acquerello dipinto da Albrecht Dürer nel 1495 lo scorcio esatto del Castello di Segonzano e dei suoi vigneti.

Nel 1952 rese omaggio a questa scoperta trasformando il dipinto di Dürer nell’etichetta ufficiale del Pinot Nero Castelsegonzano. Da allora, il vino di famiglia è ambasciatore della storia dell’arte europea e del cammino naturalistico della Dürer Weg.

1952: L’acquerello di Albrecht Dürer (1495) diventa l’icona del Pinot Nero Castelsegonzano.

Barone Ferdinando a Prato, terza generazione e custode delle annate storiche
Barone Ferdinando “Ferdy” a Prato (1925–2008)

1925–2008 · 3ª GENERAZIONE MODERNA

Ferdinando a Prato

L’Introduzione dello Chardonnay e la Custodia della Memoria

Ferdinando guidò la tenuta nel secondo dopoguerra, preservando i terrazzamenti di montagna e la viticoltura eroica a 559 metri di altitudine. A lui si deve l’intuizione di impiantare le prime vigne di Chardonnay a Segonzano, affinandole in barrique di legno secondo la grande tradizione dell’epoca.

In cantina custodì gelosamente la collezione storica aziendale, compresa una rara bottiglia di Pinot Nero 1954 frutto della sua seconda vendemmia: testimonianza vivente della longevità dei vini di montagna e maestra per il figlio Paolo.

Impianto dello Chardonnay a Segonzano e collezione privata di annate storiche dal 1954.

Barone Paolo a Prato, enotecnico e titolare della Cantina Barone a Prato a Segonzano
Barone Paolo a Prato nella cantina storica a Piazzo di Segonzano

DAGLI ANNI NOVANTA A OGGI · 4ª GENERAZIONE MODERNA

Paolo a Prato

Pinot Nero, Cabernet e precisione artigianale

Quando Paolo a Prato entra stabilmente nella cantina di famiglia all’inizio degli anni Novanta, sceglie di non vivere la storia come un’eredità da conservare, ma come un patrimonio da coltivare ogni giorno. Raccoglie oltre un secolo di esperienza enologica e la proietta nel futuro attraverso una visione fatta di artigianalità, rigore e profondo rispetto per la terra.

Oggi coltiva circa 4,5 ettari di vigneto sui terrazzamenti porfirici che circondano il Castello di Segonzano, nel cuore della Valle di Cembra. Dalla potatura alla legatura dei tralci, dalla gestione della chioma fino alla vendemmia, interamente eseguita a mano, ogni operazione viene svolta con l’obiettivo di accompagnare la vite nel suo equilibrio naturale e raccogliere ogni grappolo nel momento ideale di maturazione.

La produzione è volutamente limitata a circa 10.000 bottiglie all’anno, commercializzate esclusivamente attraverso la vendita diretta, in cantina e online. Una scelta che elimina gli intermediari e permette alla famiglia di seguire personalmente ogni fase del percorso, dalla vigna al calice, accogliendo gli ospiti e raccontando ogni vino direttamente nel luogo in cui nasce.

Il Pinot Nero Castelsegonzano, introdotto dalla famiglia nel 1885, continua a rappresentare l’identità della cantina. Accanto a lui, il Cabernet interpreta i suoli di porfido e il clima fresco della montagna trentina, dando vita a vini di carattere ma sempre equilibrati.

La filosofia enologica di Paolo è quella di accompagnare il vino senza mai sovrastarlo. I grandi rossi maturano in piccole barrique di rovere francese di secondo e terzo passaggio, una scelta tecnica che limita il rilascio degli aromi del legno e consente al Pinot Nero e al Cabernet di esprimere pienamente il frutto, l’eleganza del vitigno e l’identità del territorio.

I vini bianchi vengono invece vinificati esclusivamente in acciaio inox, per preservarne freschezza, precisione aromatica e mineralità. Completa la produzione Artemis, lo Spumante Metodo Classico Nature 100% Chardonnay, affinato sui lieviti secondo i tempi della tradizione spumantistica trentina.

4,5 ettari lavorati a mano, circa 10.000 bottiglie all’anno, Pinot Nero Castelsegonzano, Cabernet, bianchi in acciaio e Metodo Classico Artemis.

Bottiglia di Pinot Nero Castelsegonzano Trentino DOC Cantina Barone a Prato
Pinot Nero Castelsegonzano · Trentino DOC

Il Vino Simbolo dal 1885

Pinot Nero
Castelsegonzano

Coltivato sui muretti a secco sotto le rovine del Castello di Segonzano, Castelsegonzano racchiude l’eredità di Giovanni Battista Napoleone e l’opera di Albrecht Dürer in un rosso d’altitudine di straordinaria eleganza e longevità.

  • TerroirTerrazzamenti porfirici a 559 m s.l.m.
  • Affinamento18 mesi in botti usate, maturazione min. 3 anni
  • ProfiloSpeziatura fine, acidità vibrante, grande longevità

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Domande Frequenti

Informazioni utili per la tua visita

Le risposte essenziali sulla storia documentata della famiglia e sulle esperienze in cantina a Segonzano.

Da quando la famiglia a Prato produce vino a Segonzano?

La traccia documentaria più antica risale al 18 dicembre 1539, quando l’amministrazione di Giovanni Battista fu Giroldo a Prato registrava il vino dato, il vino venduto, le botti presenti nella “caneva” e le movimentazioni del granaio. La storia enologica moderna prende avvio nel 1885 con Giovanni Battista Napoleone a Prato e prosegue oggi con Paolo, quarta generazione moderna.

Chi sono i quattro protagonisti della storia enologica moderna?

Sono Giovanni Battista Napoleone (imbottigliatore nel 1885), Silvio (che nel 1936 riconobbe il Castello nel dipinto di Dürer e creò l’etichetta nel 1952), Ferdinando (che introdusse lo Chardonnay e custodì le annate storiche) e Paolo, enotecnico che guida oggi l’azienda con lavorazione manuale e 100% vendita diretta.

Qual è il legame tra il Pinot Nero e Albrecht Dürer?

Nel 1495 il pittore tedesco Albrecht Dürer dipinse un acquerello del Castello di Segonzano durante il suo viaggio verso Venezia. Nel 1936 Silvio a Prato identificò l’opera e dal 1952 l’acquerello è riprodotto sull’etichetta del Pinot Nero Castelsegonzano.

Perché la vinificazione dei vini bianchi avviene solo in acciaio?

Paolo a Prato ha scelto di vinificare i bianchi (Chardonnay, Gewürztraminer 559 LuLu) esclusivamente in acciaio inox per preservare intatte l’acidità di montagna, l’amabilità naturale del frutto e la marcata sapidità dei suoli porfirici della Val di Cembra.

Che cosa documenta esattamente il registro del 1539?

Il registro annota le uscite del vino dalla cantina, distinguendo il vino dato da quello venduto, riporta informazioni sulle botti conservate nella “caneva” e comprende anche le movimentazioni delle biade del granaio. L’originale è conservato presso l’Archivio provinciale di Trento.

Giovanni Battista del 1539 è lo stesso del Pinot Nero del 1885?

No. Giovanni Battista fu Giroldo a Prato è il protagonista cinquecentesco legato al Castello di Segonzano e al registro del 1539. Giovanni Battista Napoleone a Prato, vissuto nell’Ottocento, avviò invece la storia enologica moderna della famiglia nel 1885.

Le degustazioni sono trasmesse anche in lingue straniere?

Sì, le esperienze in cantina ed i picnic in vigna sono disponibili in italiano, tedesco ed inglese su prenotazione diretta online o in cantina.

Piazzo di Segonzano · Trentino

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